La storia del COMITES - Prima Parte

  • Scritto da Dora Bortoluzzi,
    20 Gennaio 2021

La storia dei Comites inizia alla fine degli anni Sessanta con l’istituzione dei primi Comitati di Assistenza Consolare (Co.As.It.), previsti dall’articolo 53 del D.P.R. del 5 gennaio 1967 n. 18 (“Ordinamento dell’Amministrazione degli affari esteri”). Si trattava di organismi non elettivi e dunque non rappresentativi delle collettività italiane all’estero. Le comunità italiane nutrivano aspettative molto più ampie, il loro obiettivo era la creazione di organismi autonomi e rappresentativi che potessero interloquire con i Consolati, collaborando con questi ultimi nelle iniziative a favore delle collettività.

Gli italiani residenti all’estero ebbero la prima opportunità per far sentire la propria voce in occasione della 1a Conferenza Nazionale sull’Emigrazione nel 1975. Il Convegno di quell’anno fu vissuto dagli italiani all’estero come una occasione da non perdere: per la prima volta essi potevano formulare le loro richieste ed illustrare i loro progetti in un foro istituzionale. Nonostante le aspettative e l’intenso lavoro di preparazione, i risultati della Conferenza non rispettarono le attese delle nostre comunità all’estero.

Il primo risultato apprezzabile venne solo dopo dieci anni quando, con la legge n. 205 dell’8 maggio 1985 (“Istituzione dei comitati dell’emigrazione italiana”), nacquero i Comitati dell’Emigrazione Italiana (Co.Em.It). Si passò dunque da una forma di nomina consolare a una rappresentazione scelta da un voto democratico.

Le prime elezioni dei Co.Em.It si tennero il 23 novembre 1986, a eccezione di Australia, Canada e Germania: i governi di questi stati posero il veto all’organizzazione di elezioni previste da leggi straniere nei propri territori. Negli altri stati, i membri del Co.Em.It. vennero eletti col metodo proporzionale sulla base di liste di candidati/e concorrenti.

I/le consiglieri/e rimanevano in carica per tre anni ed erano rieleggibili per il mandato successivo. In pratica, tuttavia, le competenze e l’autonomia dei Co.Em.It risultarono incerte, favorendo in alcuni casi anche situazioni di conflittualità con le autorità consolari. Per queste ragioni, le nostre comunità chiesero una riforma che desse ai Co.Em.It. una maggiore autonomia.

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