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Ad un anno dall'insediamento, Accademia Apulia ha incontrato il Console Generale d'Italia a Londra, Uberto Vanni d’Archirafi.

Riproponiamo l'intervista, interessante perchè fornisce informazioni importanti sull'attività del Consolato Italiano ma anche sugli italiani che vivono a Londra e nel Regno Unito.

Uberto Vanni D'ArchirafiDopo due importanti mandati a Vancouver e Buenos Aires, come reputa la sua esperienza di un anno nel Regno Unito?

Straordinaria. Direi che questa è la parola che meglio definisce Londra e l'esperienza fin qui vissuta. Londra è una città cosmopolita e come tale offre delle grandi opportunità, si respira un'aria di grande dinamismo e la nostra comunità è rappresentata a tutti i livelli possibili. Accanto ad una emigrazione tradizionale, che per ragioni anagrafiche si sta pian piano assottigliando, esiste anche una comunità di professionisti la c.d. Nuova Emigrazione Professionale, composta in maggioranza di funzionari di banche e istituzioni finanziarie. Esiste inoltre e da sempre una comunità tradizionalmente assai ben integrata e di altissimo profilo sociale. Il ruolo del Console Generale in questo panorama assai variegato di connazionali è senz'altro molto impegnativo. Occorre in primo luogo rispondere alle esigenze di 169.000 connazionali che in termini statistici producono una quantità di lavoro davvero importante. Basti pensare al rilascio dei passaporti: ogni giorno vengono in Consolato tra i 40 e i 60 connazionali, ciascuno con esigenze che vanno soddisfatte, ma anche all'ufficio notarile si riversano dalle 15 alle 25 persone al giorno mediamente, come anche all'ufficio Visti, ove si recano 20 persone mediamente. Ma anche le periodiche emergenze vanno ad ingrossare i numeri. Insomma, tra tutti gli uffici, forniamo quotidianamente servizi ad oltre 200 connazionali.

Quanti sono gli italiani residenti nel Regno Unito secondo le ultime stime?

Sono 169 mila circa, ma ve ne sono molti altri che non sono iscritti all'anagrafe consolare e che pertanto non sono “contabilizzati”. In particolare coloro che passano un breve periodo di soggiorno a Londra e ritengono non sia necessario manifestarsi con il Consolato Generale. L'iscrizione all'Anagrafe è in effetti un dovere sancito dalla norma per chi risiede oltre un anno nel Paese.

L'iscrizione all'AIRE rappresenta un dovere civico per i cittadini italiani, ma la realtà dei fatti è che i giovani “neoemigrati” non sembrano interessati ad adempiervi. Quale una possibile soluzione secondo il suo parere?

L'scrizione all'AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero) è un dovere ed oggi lo si puo' fare anche via e-mail, inviando copia scannerizzata di un proprio documento di identità all'indirizzo di posta elettronica dell'Aire del Consolato Generale: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Non è necessario venire in Consolato di persona, come molti credono. I giovani, che vivono nell'era di Facebook o di MSN, non ritengono le nostre istituzioni all'altezza di soddisfare le loro aspettative in termini di modernità. I giovani conferiscono alle istituzioni una immagine non al passo coi tempi. Io vorrei dimostrare loro che così non è. Abbiamo fatto passi davvero importanti per rendere il Consolato Generale più efficace, ad iniziare dall'utilizzo massiccio del sistema informatico e l'introduzione della Posta Elettronica Certificata (PEC). Un sistema, quest'ultimo, che oltre a certificare l'autenticità dei documenti trasmessi per posta elettronica ne certifica altresì la provenienza. Si tratta per noi di un enorme salto culturale, laddove consente di ridurre i tempi della burocrazia per soddisfare le esigenze immediate dell'utenza. In tal modo, la trasmissione di alcuni atti non avviene più tramite posta ordinaria ma attraverso appunto la PEC, con effetti quasi immediati sulla vita dei nostri connazionali.

Come procede il processo di innovazione dei sistemi consolari e la semplificazione amministrativa del sistema consolare di Londra?

E' un'impresa complessa, ma quotidianamente stiamo introducendo delle novità. Quando sono arrivato ad Agosto del 2009, mi ero imposto di risolvere un problema che affligge il Consolato Generale da anni, vale a dire la quantità di fascicoli cartacei, più di 200.000, che sono conservati negli archivi. L'idea di de-materializzare l'Archivio, scannerizzando tutti i fascicoli, si è fin da subito rivelata proibitiva, vista la mole di lavoro che cio' avrebbe comportato, a scapito dei servizi immediati all'utenza. Abbiamo quindi deciso di operare sulla scannerizzazione dei dati ex nunc, onde fermare almeno l'incremento di documenti cartacei in favore della loro conservazione in formato elettronico. Fra poco saremo in grado di adottare il “sistema integrato funzioni consolari” che permetterà all'operatore consolare di eseguire tre procedimenti diversi ma collegati. Il risparmio sostanziale di tempo ci consentirà di rispondere più efficacemente e più rapidamente alle esigenze dell'utenza quotidiana che si rivolge al Consolato. Un'ulteriore innovazione riguarda la rete consolare onoraria ed i loro titolari, che potranno inserirsi nel sistema informatico del Consolato per prendere appuntamenti per conto di quei connazionali meno confidenti col mezzo informatico. In prospettiva, l'introduzione del pagamento via carta bancomat o di credito delle tariffe consolari è un obiettivo che spero di poter raggiungere nel 2011.

Quanti sono i cittadini italiani attualmente detenuti nelle carceri britanniche? Qual è il contributo del governo italiano per il reinserimento sociale degli ex detenuti italiani residenti all'estero?

Sono circa una sessantina. Abbiamo un ufficio che se ne occupa direttamente, anche tramite il Visitatori Volontari Italiani (VVI) che è un ente senza scopo di lucro e che su nostra segnalazione rende visita ai nostri connazionali detenuti. Il sistema penale britannico ha una sua dimensione specifica e locale, che prevede che l'espiazione della pena si esaurisca nel reinserimento nella comunità. Cerchiamo d'altra parte di aiutare a rientrare in Italia coloro i quali invece, dopo aver scontato la pena, manifestino detto proposito. In entrambi i casi, il nostro può e deve essere un servizio preventivo, volto a comprendere ed aiutare coloro che sono in difficoltà, affinchè non commettano reato e debbano scontarne la pena corrispondente.

Molti giovani italiani sono a Londra anche perché delusi dal sistema politico italiano, dalla burocrazia e dalla percepita mancanza di meritocrazia.

La fuga dei ‘cervellì è sempre esistita ed èsempre stata una preoccupazione per il nostro Paese. Non sembrerebbe tanto trattarsi di delusione per il sistema politico, quanto piuttosto della necessità e dell'aspirazione crescente dei nostri giovani ad affrancarsi a livello internazionale. Oggi non si giustifica più che i nostri figli e nipoti non conoscano una seconda o una terza lingua, se non addirittura una quarta lingua, oltre all'italiano. Il mondo è sempre più piccolo e la globalizzazione non è solo un concetto economico. Certo in Italia esistono ancora delle realtà che rendono il percorso dei giovani verso la professione tortuoso e complicato. E la burocrazia certo non aiuta. Ma sono convinto che chi è capace riesca comunque a sfondare. E poi non è una novità per noi e anzi più il percorso è difficile per arrivare alla vetta, maggiori possibilità vi sono di riuscire ad insinuarsi in una brillante carriera a livello internazionale, sia come imprenditori, sia come scienziati sia come funzionari internazionali. I nostri giovani, imprenditori, scienziati, ricercatori che hanno trovato il loro percorso di soddisfazione all'estero costituiscono una risorsa importantissima per il nostro Paese. Insomma non bisogna più pensare in termini campanilistici ma allargare la propria visuale.

Chi sono i giovani italiani a Londra?

E' difficile dire quale prototipo di giovane italiano viva a Londra. Mi pare che essi comunque riflettano la composizione sociale molto variegata dei connazionali e quindi penso ai nipoti o pronipoti dell'emigrazione tradizionale che è oramai perfettamente integrata nel tessuto sociale, politico ed economico inglese, ma anche alla nuova emigrazione professionale, che trova a Londra il centro del proprio interesse professionale nell'ambito dei servizi bancari e finanziari; penso altresì agli scienziati, ai professori universitari e ai medici che hanno trovato una collocazione professionale di indubbia soddisfazione in questo grande Paese; ma penso anche ai commercianti, alle case di moda, agli avvocati, agli artisti: difficile dire dove si esaurisce l'interesse dei nostri giovani. Certo moltissimi sono coloro i quali hanno deciso di intraprendere un percorso di studio presso le Università inglesi, poiché queste offrono sblocchi davvero interessanti, nonostante la prospettiva di incremento dei costi di iscrizione. Senza contare poi le migliaia di giovani che frequentano corsi di lingua inglese.

Qual è il suo messaggio rivolto a loro?

Il messaggio che mi sento di trasmettere loro è quello della fiducia. Molte cose stanno cambiando e anche a ritmi estremamente rapidi. Le istituzioni italiane sono consapevoli di questo cambio così repentino e intendono assecondare, nella misura del possibile, la realizzazione di servizi al passo coi tempi. Ammodernare la burocrazia, renderla più vicina alle esigenze concrete dei connazionali costituisce un obiettivo prioritario. Certo la crisi economica internazionale ha prodotto effetti devastanti, soprattutto in termini di tagli di bilancio, cui la rete consolare non è stata risparmiata. Ma vedremo se questi tagli potranno essere compensati e in che modo, dall'introduzione di nuove tecnologie. Sono convinto che questo periodo di austerità obbligherà tutti a trovare soluzioni innovative ed il Consolato Generale d'Italia a Londra è in prima linea nell'individuazione di percorsi virtuosi.