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Il rapporto tra gli italiani e la lingua inglese non è sempre tra i più feliciA Londra, più che in ogni altro angolo del pianeta, si evidenzia tutta la storica carenza degli italiani per la lingua inglese: è vero, di italiani che in Italia dichiarano fluent english ce ne sono a bizzeffe, spesso con competenze certificate da titoli di studio tipo laurea in lingue, ma è curioso constatare come a Londra gli stessi docenti di inglese delle scuole italiane hanno talvolta (per non dire spesso) difficoltà a comprendere la lingua reale: cosa poter pretendere dagli studenti? Sarà forse colpa del sistema scolastico, o magari per una carenza genetica, ma tra tutti gli stranieri che arrivano in Gran Bretagna gli italiani sono mediamente tra quelli che hanno maggiori difficoltà con la lingua.


Alcuni esempi

Ti piglio per l'orecchi ti sbuccio come 'na Golia:
I take your hears and I pill you like a Golia toffee

Maledetto te e chi ti 'oce 'rpane:
Dam'n you and who coke your bread

Le parole le porta via ir vento, le biciclette i livornesi:
The wind take off the words, and Leghorn people take away the biciclettes

A me le fie mi durano come i gatti sull'Aurelia:
My girlfriends live less than cats along the Aurelia Road

E' meglio 'morto 'ncasa che un pisano all'uscio:
It's better a dead in home than a pisan at the door


Così, quando ti scusi con qualcuno con il classico sorry, I don't understand, la risposta è immediata: Italian? Per carità, i connazionali che hanno ben assimilato la lingua sono numerosi ma hanno dovuto investire tempo, volontà ed impegno nell'apprendimento. Ma a Londra si vive bene anche senza saper parlare l'inglese e sono molti quelli che dopo un pò si rassegnano costringendosi a limitare le proprie frequentazioni ai soli connazionali potendo contare solo un inglese elementare ma sufficiente a gestire le necessità. L'inglese elementare degli italiani è spesso molto divertente e maccheronico, un mix tra lingua originale e storpiature made in Italy che, con una fantasia tutta italiana, porta al conio di termini inediti usati dai nostri con disinvoltura lasciando basiti gli stessi inglesi. Nella costruzione della frase le imprecazioni richiedono l'aumento della componente italiana su quella inglese: sul bus mi è capitato di sentire, in risposta ad un gentleman che continuava a lamentarsi per una spinta accidentalmente subita, espressioni del tipo "ma che cazzo vuoi, t'ho anche detto sory!". Ma anche questa è un'arte che può essere affinata ed uno strumento utile in questo senso può essere il LabronicEnglis, il divertente vocabolario diffuso su internet in cui sono stati codificati i termini anche volgari in uso nel dialetto livornese tradotti in inglese. Il sito del quotidiano toscano Il Tirreno, con una divertente iniziativa, ha raccolto il materiale diffuso in rete invitando i propri lettori ad arricchire lo squinternato vocabolario. Se Giovanni Neri, che nel suo articolo sul LabronicEnglis sottolinea che il vocabolario non è da non usare " nei paesi anglosassoni dove non capirebbero nulla", noi al contrario invitiamo a sperimentare le insolite espressioni non appena la situazione lo richiede, almeno per vedere l'effetto che fa.

L'inglese per labronici in quattro audiolezioni, di cui pubblichiamo un esempio, completa il simpatico articolo online de Il Tirreno.





Ogni giorno, magari inconsapevolmente, gli italiani a Londra che si arrangiano con la lingua traducono chissà quante curiose espressioni: chi vuole può contribuire ad arricchire il LabronicEnglis sul sito de Il Tirreno, ma potrebbe essere interessante lavorare su un progetto più ambizioso che comprenda non solo i modi di dire del vernacolo livornese ma anche tutte le più curiose espressioni italiane, ovviamente tradotte in inglese. Gli spunti, certo, non ci mancano.