Vaccino Covid: il cinema è destinato a sparire?

  • Scritto da Dora Bortoluzzi,
    29 Dicembre 2020

Il vaccino anti-Covid riuscirà a salvare anche il settore cinematografico, artistico e musicale?


Da diversi mesi, spettatori e soprattutto esercenti cinematografici attendono con una certa trepidazione l’evolversi delle vicende inerenti al primo blockbuster, collegato ai fumetti Marvel, in previsione d’uscita dall’inizio della pandemia.

Veniamo dunque alla cronologia dei fatti, ovvero torniamo ai primi mesi del 2020.
All’inizio dell’anno, mentre comincia a diffondersi la notizia della pandemia nella città cinese di Wuhan, l’uscita di Black Widow della Marvel/Disney, con protagonista Scarlett Johansson, è fissata nelle sale cinematografiche di tutto il mondo per il 1° maggio 2020. Poi, la pandemia fa slittare tutto a luglio. Poi ancora a novembre e infine - mentre gli spot delle grandi aziende e i centri di ricerca scientifica cominciano a divulgare con insistenza sempre maggiore la vision del “fine distanziamento mai” - a maggio 2021.

Nel frattempo, tra settembre e ottobre, la Disney decide di far uscire le sue più importanti produzioni animate – Mulan dei Disney Studios e Soul dei Pixar Studios – non già nelle sale ma direttamente sulla propria piattaforma tv-streaming Disney Plus. In ragione di questi precedenti, allora, gli investitori/azionisti della Disney iniziano a esercitare pubbliche pressioni sulla dirigenza della multinazionale affinché, per Black Widow, venga presa la medesima decisione.

Ai primi di dicembre, la concorrente Warner Bros sgancia la bomba, ovvero annuncia l’uscita di tutti i suoi titoli del 2021 sia nelle sale - le quali risultano però ancora chiuse - che sulla propria piattaforma tv-streaming HBO Max. Dal momento che il parco-titoli della Warner va dai blockbuster fumettistici tratti dalla DC Comics fino all’ultimo lungometraggio di Clint Eastwood, l’effetto sul mercato è dirompente.
Sul versante di un’altra major, la Metro Goldwyn Mayer, si rincorrono intanto voci secondo cui anche l’ultimo capitolo della saga di James Bond, 007 No Time To Die, potrebbe subire dirottamento su piccolo schermo.

Alla fine, durante la presentazione pubblica del nuovo planning cinematografico avvenuta il 10 dicembre, la Disney annuncia come definitiva la decisione di far uscire Black Widow nelle sale cinematografiche. Ma anche dopo tale annuncio, il problema persiste.
Infatti, anche prendendo per buona l’ipotesi - tutt’altro che sicura - che a maggio 2021 il decorso della pandemia avrà consentito la riapertura dei cinema, quello che sembra prospettarsi è che il lungometraggio dedicato alla Vedova Nera passi comunque alla storia: ma non in quanto titolo di punta segnante il riavvio della fruizione delle arti audiovisive su grande schermo, bensì e al contrario in quanto celebrazione della fine di quel modello di fruizione.

Indipendentemente dalla sorte destinata a questo o quell’altro titolo, infatti, è evidente sin da ora che gli assetti del potere finanziario si siano spostati definitivamente a vantaggio delle piattaforme streaming e che un’ampia parte delle sale cinematografiche si trovi invece, dopo un anno di forzata chiusura, alle soglie della bancarotta.
Se a questo aggiungiamo la diminuita capacità di rischio di un soggetto come la Disney - che si è ritrovata, a causa della chiusura dei propri parchi tematici, a dover licenziare 32.000 dipendenti - ecco che il quadro risulta nitido: un nitore evidenziante il fatto che le sale cinematografiche siano, molto probabilmente, destinate a scomparire.

Secondo testate di settore come Variety e Vulture, le grandi catene che gestiscono le sale risentiranno maggiormente della serrata e la probabilità che esse chiudano definitivamente – nel contesto d’un settore cinematografico globale dichiarante perdite per 32 miliardi di dollari nel 2020 – è oltremodo elevata. Dal momento che le grandi catene fungono da traino per tutta la distribuzione, questo significherebbe la fine del cinema su grande schermo.
I piccoli cinema, aventi costi fissi minori, secondo le testate sopra citate potrebbero invece resistere facendo sì che le sale di cinema d’essai rimangano, ma meramente come mercato di nicchia.

La fine della fruizione collettiva delle arti audiovisive è, ovviamente, in stretta connessione con l’analoga situazione di altri settori culturali: dal collasso economico del sistema teatrale all’azzeramento della musica dal vivo e, in particolare, di quell’ambito rock e pop per il quale le adunanze di massa rappresentavano una ragion d’essere.

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