Antonio Marchese: "Il calcio tra le case - a spasso per Londra, la città del calcio"

  • Scritto da Dora Bortoluzzi,
    28 Gennaio 2021
Abbiamo intervistato Antonio Marchese, italiano residente a Londra con la passione per il calcio inglese, per farci raccontare il suo libro "Il calcio tra le case - a spasso per Londra, la città del calcio".
 
Parlaci del tuo libro. Com’è nata l’idea di scriverlo?
L’idea del libro è nata perchè sono un grande appassionato del calcio inglese e mi piaceva l’idea di trasmettere il fatto che a Londra il calcio non è solo uno sport, ma è anche cultura e tradizione ed il fatto che qui gli stadi sono letteralmente incastrati tra le case, a differenza del resto del mondo. Anche in alcuni passaggi del libro si racconta il fatto che attraversando la strada o aprendo la porta di casa e ci si ritrova subito all’interno dello stadio, dato che molti stadi qui si confondono con le abitazioni.
Nel libro racconto le vicende delle 13 squadre londinesi più importanti, raccontando per ognuna il quartiere, la vita sociale e i rispettivi tifosi.
È un viaggio in cui racconto la città e gli spaccati di vita quotidiana, così come la storia delle squadre, molte delle quali hanno origini antichissime.
 
Quanto tempo ci hai messo per realizzarlo?
Ho impiegato circa un anno per scriverlo. È un po’ una guida a 360° di Londra, con il calcio che fa da filo conduttore tra i vari quartieri e le varie zone.

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Quali curiosità legate al mondo del calcio possiamo trovare all’interno del libro?
Una curiosità che si può trovare all’interno del libro, ad esempio, è legata al fatto che molte squadre hanno cambiato stadio, come l’Arsenal che fino al 2006 ha giocato ad Highbury ed ora gioca all’ Emirates Stadium. Un altro aneddotto raccontato è legato al Griffin Park, lo stadio del Brentford, il quale è l’unico stadio inglese ad avere 4 pub, uno ad ogni angolo e ad ogni partita, i tifosi delle due squadre vanno al pub tutti insieme.
 
Da cosa nasce la passione per il calcio? 
Ho sempre avuto la passione per il calcio, la quale mi è stata trasmessa da mio padre.
La mia prima volta a Londra ho fatto il famoso tour degli stadi, come tutti gli appassionati di calcio, poi c’è sempre questo compromesso, che racconto in maniera ironica anche nel libro, che quando si viene in vacanza, soprattutto con la fidanzata, ci si dice “Ok, io vado a vedere il Museo delle Cere e tu vai a vedere lo stadio”.
Quando venni qui lavoravo in un ristorante 14 ore al giorno e tornavo a casa la sera stremato e quando rincasavo vedevo i riflettori accesi del Selhurst Park, lo stadio del Crystal Palace.  Con i soldi del primo stipendio comprai il biglietto per andare a vedere la partita e quando arrivai allo stadio, con 30 minuti di anticipo, mi innamorai di una scena che vidi e che racconto anche nel libro: una vecchietta uscì da una tipica casa in stile vittoriano, con il tea in mano e rimase appoggiata al cancelletto sorseggiando la bevanda, mentre 5 metri più in là si vedevano i tifosi entrare allo stadio. 
Io, più che del calcio in sé, sono innamorato proprio di queste scene, dove vedi la vecchietta che sorseggia il tea e dall’altra parte della strada c’è lo stadio: due spaccati di vita totalmente diversi, uno accanto all’altro, che qui a Londra convivono in maniera del tutto normale
 
Quali sono i tuoi progetti per il futuro? 
Da circa 5 mesi ho aperto un sito che si chiama Il Calcio a Londra. Ho deciso di creare questo sito in quanto, dopo aver letto il libro, ci sono state diverse persone che mi hanno scritto dicendomi “Il libro mi è piaciuto molto, peccato però che non ci siano foto”. 
All’inizio nel sito si parlava molto di calcio, con tanta attualità e storia, ma poi ho iniziato a pubblicare delle foto, anche fatte da me, di strade, quartieri e pub, dove regalo degli spaccati di vita londinese. 
Inoltre, il libro, per beneficenza, diventerà un audiolibro, grazie all’aiuto dell’Associazione del Libro Parlato. Piano piano stiamo registrando il libro che sarà messo a disposizione di circa 5.000 ragazzi non vedenti e ipovedenti. Mi piace un sacco l’idea che chi purtroppo non può leggere, abbia la possibilità di ascoltare il libro e farsi questo viaggio virtuale a Londra.

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