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A Handful of dust, una manciata di polvere, è un percorso visivo attraverso l'immagine e la conformazione materica della polvere vista dall'alto. Alla Whitechapel Gallery fino al 3 Settembre 2017.

Mostra A Handful of dust

Jeff Mermelstein, Statue (Double Check by Seward Johnson), New York, 11 September 2001, Courtesy the artist

Il titolo della mostra è tratto da un verso di una poesia di T. S.Eliot, The Waste Land, che riflette e indaga i problemi della società moderna subito dopo gli orrori e le devastazione della Prima Guerra Mondiale: 'I will show you fear in a handful of dust' ('Ti mostrerò la paura in una manciata di polvere').



La rappresentazione di cumuli di polvere così come visti da un aereo, piuttosto che da una posizione privilegiata: immagini che partono dagli scatti di artisti e fotografi di fama mondiale e che individuano situazioni surreali o drammatiche come le distruzioni apportate dalla guerra e dalle catastrofi naturali, il decadimento urbano, la sporcizia domestica o elementi di informatica forense. La mostra A Handful of Dust presenta opere di oltre 30 artisti e fotografi che hanno realizzato i propri scatti a partire dagli anni Venti del Novecento; oltre alle fotografie troviamo esposte riviste dell'epoca, negativi, stampe, incisioni, schizzi, cartoline, manifesti e filmati. Tra i personaggi più noti presenti ricordiamo Marcel Duchamp, Man Ray, Walker Evans, Robert Filliou, Mona Kuhn, Gerhard Richter, Sophie Ristelhueber, Aaron Siskind, Shomei Tomatsu, Jeff Wall e Nick Waplington. Molti di questi artisti aderirono al Dadaismo, forse il movimento più radicale delle Avanguardie storiche del XX secolo; le loro fotografie sono spesso atti di accusa contro la guerra e la cultura occidentale ma sanciscono anche la rottura con le altre Avanguardie artistiche del tempo accusate di non aver saputo tagliare del tutto i legami con l'arte del passato.

A Handful of dust

Benito Mussolini's dust covered motor car languishes in a Milan garage ten years after his death, 1955, Press agency print

L'esibizione ala Whitechapel Gallery è stata ideata, progettata ed allestita da David Campany, scrittore, curatore e critico d'arte, specializzato principalmente nel campo della fotografia e del cinema. Il punto di partenza della mostra è dato da una fotografia del 1920, scattata dall'artista americano Man Ray, che rappresenta un lavoro di Marcel Duchamp, 'The Large Glass' (1915-23) in corso d'opera, lasciato deliberatamente incompiuto e senza protezione per più giorni nel suo studio di New York, per osservare i cumuli di polvere e le rappresentazioni geometriche che essi generano. La fotografia di Man Ray fu pubblicata per la prima volta sulla rivista surrealista di André Breton, Littérature, nel 1922 e fu intitolata 'Veduta da un aeroplano'. Lo scatto è apparso successivamente su numerose riviste d'arte, di fotografia, su libri e articoli scientifici, ogni volta ritagliata, ricomposta e contestualizzata in modo diverso, prima di essere formalmente ed ufficialmente intitolata, nel 1964, Élevage de poussière (Dust Breeding).

MostraWhitechapel Gallery

Man Ray/Marcel Duchamp, Élevage de poussière, 1920 © Succession Marcel Duchamp/ADAGP, Paris and DACS, London 2017 © Man Ray Trust/ADAGP, Paris and DACS, London 2017

Tra le opere più interessanti esposte ricordiamo la fotografia di Robert Burley Demolition of Buildings 64 and 69, Kodak Park, Rochester, New York (2007); l'immagine del fotografo giapponese Shomei Tomatsu, intitolata Bottle Melted and Deformed by Atomic Bomb Heat, Radiation and Fire, Nagasaki (1961) che raffigura una bottiglia di vetro fusa e deformata dal calore di una bomba atomica; Erosion Mississippi di Walker Evans (1938) che documenta il paesaggio rurale negli Stati Uniti ed alcuni scatti di Aaron Siskind di cortine urbane che ricordano la pittura dell'Espressionismo Astratto.

A Handful of Dust

Fino al 3 settembre 2017

Apertura tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00
(Lunedì chiuso)

Ingresso gratuito

Whitechapel Gallery

77-82 Whitechapel High St
London E1 7QX

Vincenzo Sebastiano
Questo articolo è stato scritto per Qui londra da:
Vincenzo Sebastiano
Giornalista, storico dell'arte, architetto