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Brexit: incontro a Bruxelles

Da sinistra: Annalisa Gliubizzi (Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici – S&D), Gianni Pittella (capogruppo S&D al Parlamento Europeo), Costanza de Toma (the3million), Dimitri Scarlato (Together Forward, the3million), Roberto Gualtieri (negoziatore, membro del Brexit steering group), Guido Manfellotto, Jane Golding (British in Europe)

Essere nel Parlamento Europeo vuol dire respirare cosa è l'Europa. Non soltanto un insieme di Stati membri, ma anche un'idea visionaria che dovrebbe portare progresso, pace e sviluppo. Come ogni realtà complessa ed ambiziosa, essa richiede tempo affinché possa realizzarsi pienamente, ma indubbiamente l'UE vuole far sì che la Brexit non danneggi i cittadini ed il progetto europeo.

Ho potuto verificare questo concetto durante la mia recente visita a Bruxelles (26 e 27 settembre) durante la quale ho avuto la possibilità di incontrare varie personalità del Parlamento Europeo, che seguono da vicino la negoziazione tra UE e Regno Unito.

Assieme a una delegazione di the3million e British in Europe ho incontrato Mercedes Bresso, Jean Lambert, il presidente del Parlamento Antonio Tajani, il presidente dei Socialisti Europei Gianni Pittella, Roberto Gualtieri che è uno dei cinque membri del Brexit Steering Group che è nel cuore della vicenda e Fabio Massimo Castaldo, europarlamentare del M5S.

I fronti aperti

Sono stato positivamente colpito dal tempo che ci ha concesso il presidente Tajani, il quale dopo il nostro incontro avrebbe incontrato e riferito le nostre istanze a Michel Barnier, Guy Verhofstdat e David Davis.

Le questioni aperte rimangono sempre le medesime, tra le quali il settled status, la competenza della Corte Europea di Giustizia sui nostri diritti, la sicurezza di avere un accordo vincolante (e sganciato dal resto della trattativa) per noi cittadini. Un'altra questione sollevata dai nostri amici dei British in Europe, è stata il confinamento dei cittadini britannici nell'attuale paese dove risiedono, senza garantire loro la libertà di movimento in Europa.

Tutti hanno apprezzato le aperture nel discorso di Theresa May a Firenze, ma sono consapevoli che dalle parole si deve passare ai fatti, per questo motivo il discorso del primo ministro britannico alla conferenza del partito Conservatore a Manchester è atteso con molto interesse.

Il nodo dei diritti

L'UE è consapevole delle nostre richieste, ci è stato ripetuto più volte che i diritti dei cittadini sono la priorità in questa negoziazione, ma rimane sempre un atteggiamento di cautela nello spiegare come intendono garantire questi diritti.

Noi chiediamo il massimo, il mantenimento degli stessi diritti che abbiamo avuto fino ad oggi da cittadini europei. Un concetto che potrebbe sembrare elementare ma che in realtà non è realmente voluto da tutti gli attori di questa negoziazione.

Una negoziazione di questo tipo non è una transazione meramente economica, ma è una partita politica su cui si gioca l'immagine dell'Europa e del Regno Unito, futuri accordi e trame commerciali. Noi cittadini ci siamo capitati in mezzo, senza averlo potuto scegliere (al di là delle poche persone che hanno potuto votare). Ma noi cittadini abbiamo il dovere morale di fare pressione su tutti gli organi e partiti coinvolti in questo processo, questa è l'unica arma che abbiamo.

L'UE ha dimostrato volontà e ci ha garantito che farà sì che l'accordo preservi cittadini, ma anche in questo caso dalle parole bisogna passare ai fatti e sbloccare l'impasse in cui ci troviamo. Dei progressi sono stati fatti, ma non abbastanza, sono ancora troppe le zone d'ombra che devono essere affrontate; per questo motivo l'azione di pressione non è terminata e non terminerà fino a che non avremo i risultati sperati.

L'UE ha preparato una risoluzione che verrà discussa e votata in assemblea plenaria il 3 Ottobre. Nel testo viene accolta l'apertura di Theresa May nel discorso di Firenze, ma vengono anche specificati i temi su cui si devono fare dei progressi, tra cui i troppo frequenti errori dell'Home Office, che a volte dimentica che il Regno Unito fa ancora parte dell'UE.

Mi è sembrato di capire che nel Parlamento Europeo c'è un'ampia convergenza sulla risoluzione, che non a caso viene discussa e votata il giorno precedente al discorso di Theresa May alla conferenza dei Conservatives. Anche l'esponente del M5S ha garantito l'attenzione sul tema dei diritti dei cittadini e sostegno alla mozione. Una cosa è certa, la soluzione non è ancora vicina e le prossime settimane riserveranno molte novità.

Dimitri Scarlato

Together Forward

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