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Conferenza promossa dall'ECAS su Brexit

Intervento di Gaia Lalloni, attivista di Itaca Asbl – Italian and Transnational Association for Communities Abroad, sul lavoro che l’associazione per la difesa dei diritti delle comunità di italiani all’estero sta portando avanti da Bruxelles, sede delle negoziazioni bilaterali per la Brexit tra Regno Unito e Unione Europea

Ad un anno dal referendum sulla Brexit ed in occasione dell'apertura dei negoziati tra Regno Unito ed Unione Europea, si moltiplicano anche a Bruxelles gli eventi che hanno al centro del dibattito il tema sui diritti dei cittadini coinvolti, con particolare attenzione alla deriva che gli stessi potrebbero subire tanto nell'attuale fase transitoria quanto al suo esito.

Nella mattinata del 20 giugno, tra le tante altre iniziative presenti a Bruxelles, si è tenuta una conferenza promossa dall'ECAS (European Citizen Action Service), in collaborazione con altre realtà quali la EU Rights clinic e le ONG European Disability Forum e la New Europeans, in cui personalità di spicco negli ambienti istituzionali europei, politici ed esponenti del mondo accademico hanno espresso il proprio autorevole punto di vista sull'argomento, mostrando e comparando dati e presentando progetti, lavori e ricerche finalizzati a contenere i pericolosi risvolti che il distacco della Gran Bretagna dall'UE potrebbe comportare.

Ne è, appunto, emerso che l'art. 50 del TUE (Trattato sull'Unione Europea), che prevede un meccanismo di recesso da parte di uno stato membro, rischia di trasformarsi in uno strumento arbitrario, se non adeguatamente controbilanciato da misure a garanzia dei diritti individuali, sociali ed economici. Ed è proprio la privazione di tali diritti a costituire la maggiore preoccupazione che i cittadini europei ed inglesi stanno avvertendo dopo la Brexit: le restrizioni alla libertà di movimento, la disparità di trattamento, il negato accesso ai sistemi di protezione sociale sono solo alcune delle minacce che si stanno palesando, senza parlare del fatto che la maggior parte dei cittadini inglesi non intende perdere la propria identità europea.

Tutto ciò ha avuto, in realtà, anche un inaspettato effetto positivo in quanto i cittadini hanno, verosimilmente, acquisito una maggiore consapevolezza delle proprie prerogative ed una crescente sensibilità verso tematiche politiche e sociali, con una percentuale di attivismo, conseguente al referendum dello scorso giugno, pari al 58 % per quanto riguarda i soggetti europei ed al 77% per quelli inglesi.

Questa prima risposta “dal basso”, seppur significativa, non è ovviamente sufficiente ad orientare e condizionare le trattative, essendo la situazione quantomai incerta, non solo politicamente ma anche, e soprattutto, da un punto di vista tecnico/legale.

Proprio per questo diverse forze politiche, sociali e culturali anche qui a Bruxelles sono attente al tema ed aperte al confronto sinergico: sono molteplici i soggetti che hanno avviato studi che monitorano l'impatto del ritiro del Regno Unito su circa quattro milioni di cittadini, di cui tre milioni di cittadini europei residenti nel Regno Unito ed 1,2 milioni di cittadini britannici che vivono all'interno dell' EU, con l'auspicio che, qualunque sia l' accordo raggiunto, verrà garantito un nucleo di principi che contraddistingue la società equa, giusta e solidale che desideriamo. Ed il nostro impegno è quello di favorire legami e cooperazione tra tutte le realtà presenti ai due lati della Manica.

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