 Quella della spintarella è una delle abitudini più odiose del costume italiano: non si limita infatti alla "referenza", ma spesso impone sul mercato del lavoro figure che
poi si rivelano inadeguate. Il fenomeno è stato
studiato e quantificato dai ricercatori dell' Isfol (l' Istituto per la formazione e il lavoro) pubblicando le analisi nel rapporto annuale presentato a Roma lo scorso 21 novembre.
E' la presa d'atto di una situazione di cui gli italiani all'estero non sono per niente orgogliosi: quanti qua a Londra sono fuggiti da questo sistema inseguendo, quantomeno, pari opportunità? Certo, qualche connazionale cerca di esportare e ricreare
in terra straniera un modello che non solo è ingiusto e spesso
controproducente per il sistema economico e sociale (l'Italia insegna), ma grazie al cielo questi tentativi in una realtà come Londra non attecchiscono e restano occasionali. Perchè i nostri connazionali dovrebbero perdere tempo a studiare, fare curriculum, impegnarsi a crescere quando
altri, spesso senza merito, 'passano avanti' solo perchè amici del o figli di...? Secondo il rapporto Isfol la percentuale di chi in Italia nell'ultimo anno ha trovato lavoro perchè segnalato o raccomandato è altissima: i1 40%. Se a Londra i Job Center offrono un sostegno reale a chi è alla ricerca di lavoro, indirizzando anche verso concreti percorsi formativi, in Italia gli
aspiranti lavoratori che si rivolgono
ai centri di collocamento (lo fa il il 59 per cento) ne ricevono quasi sempre risposte negative.
Molto meglio la
telefonata giusta alla persona giusta. E così, se trova lavoro entro un
mese solo il 24 per cento di chi si
rivolge ad un Centro per l'impiego, questo indice sale al 52 per cento tra chi si rivolge ad amici, parenti e conoscenti. E' un dato di fatto che i Centri per l'impiego made in Italy abbiano pochi contatti con le imprese così che la domanda di lavoro non incontri quasi
mai l'offerta: gli unici risultati positivi conseguiti riguardano inoltre solo le occupazioni a bassa specializzazione. Ad essere penalizzati non sono solo i figli di nessuno ma l'intero sistema: ai datori di lavoro, come ad un dirigente pubblico o ad un politico, dovrebbero
interessare capacità, professionalità,
competenze. Qualità che un raccomandato potrebbe
non avere. Dunque non un mercato del lavoro aperto e trasparente,
ma un insieme di reti di conoscenze. E chi non ha una rete intorno a sè resta indietro, anche se genio! O fugge, con tanta voglia di dimostrare qualcosa, soprattutto a se stessi...
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