Anche se annunciata è clamorosa la bocciatura del Trattato di Lisbona da parte della piccola Irlanda, l'unico dei 27 paesi dell'UE a ratificare il trattato tramite un referendum popolare: il "No" ha vinto con il 53,4% dei voti contro il 46,6 del "Sì". Gli elettori
che hanno votato contro il trattato europeo sono stati 862.415, mentre a favore
si sono espressi 752.451 irlandesi. L'affluenza è stata di poco superiore al 50%
degli aventi diritto.
Il risultato
sorprende se si considerano i vantaggi che il piccolo Stato irlandese ha avuto con l’adesione all’Unione Europea, soprattutto in termini di finanziamenti e di sostegno all'economia ed il No espresso nel referendum da una percentuale irrilevante di cittadini europei è adesso in grado di mettere in crisi l'intera istituzione UE.
"Diciotto paesi - ha detto il presidente della Commissione Europea Barroso
- hanno
già approvato il Trattato, l'Irlanda ha votato No, ma noi dobbiamo continuare
il processo delle ratifiche per sapere esattamente alla fine quali sono le
posizioni di tutti i partner".
Il ministro degli Esteri britannico David Miliband ha assicurato che "La Gran Bretagna andrà avanti con la ratifica del Trattato a dispetto della
bocciatura irlandese" nonostante i conservatori, all'opposizione, premano da mesi con l'appoggio di gran parte
della stampa affinchè la ratifica avvenga per referendum popolare come in Irlanda.
In Italia forte presa di posizione del Presidente della Repubblica Napolitano che dice
che questa è "l'ora di una scelta coraggiosa da parte di quanti
vogliono dare coerente sviluppo alla costruzione europea, lasciandone fuori chi
nonostante impegni solennemente sottoscritti minaccia di bloccarla. Non si può
più pensare che la decisione di poco più della metà degli elettori di un Paese
che rappresenta meno dell'1% della popolazione dell'Unione possa arrestare
l'indispensabile processo di riforma".
Il governo italiano è invece in imbarazzo per le dichiarazioni di alcuni ministri della Lega: Calderoli e
Castelli infatti fanno i complimenti alla "celtica e verde
Irlanda". Per Walter Veltroni, leader del Pd, le parole leghiste sono la conferma che il
governo deve sciogliere le sue ambiguità suelle grandi questioni europee.