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Londra è stata raccontata in lungo e in largo da un numero record di siti internet, blog, guide online, gruppi e pagine Facebook: una miriade di progetti, spesso molto simili tra loro, tanto numerosi quanto numerosi sono gli italiani a Londra. Da qualche giorno circola il nome di un nuovo, stavolta innovativo progetto dedicato alla comunità italiana a Londra: stiamo parlando di Italian Kingdom, il cui nome fornisce qualche indizio. No, a quanto pare non si tratta di qualcosa di già visto, quanto di una inedita rivista online con i ritratti fotografici di Italiani a Londra accompagnati da articoli, rubriche sullo stile di vita londinese, interviste, notizie ed eventi. A capo di questo progetto fotografico vi è Stefano Broli, fotografo e direttore di Phocus Collective, l'agenzia creativa con sede a Londra che si sta occupando di realizzarlo. Lo abbiamo incontrato, cercando di saperne di più

Ciao Stefano, parliamo di Italian Kingdom: di cosa si tratta, quale è il tuo ruolo e cosa rappresenta per la community degli italiani a Londra?

Stefano Broli

E' prima di tutto un grande progetto di ritratto ed identità sociale. Ci siamo posti l'obiettivo di dare un volto ai migliaia di Italiani residenti a Londra ed evitare che gli stereotipi e i luoghi comuni lo facciano per loro.

Insieme ad Antimo Farid Mire, socio fondatore di Phocus Collective, la nostra agenzia creativa con sede qui a Londra, abbiamo iniziato la pianificazione di questo progetto circa tre mesi fa e in quanto direttore del progetto, il mio compito è garantire e prendere decisioni sulla sua direzione creativa. Italian Kingdom è un progetto che ha bisogno di continue riflessioni. Mano a mano che aggiungiamo un piccolo tassello, una storia o anche solo una fotografia la nostra rappresentazione della community e il modo in cui essa ci percepisce cambia radicalmente perchè ne siamo parte integrante. E' come essere invitato ad una festa ed essere l'unico con una macchina fotografica al collo. C'è chi ti guarda con sospetto, chi ti evita, chi si mette in mostra e chi crede di essere invisibile.

Per questo abbiamo chiamato il progetto Italian Kingdom, un luogo utopia che non esiste ed è abitato da persone reali. E' il nostro punto di partenza. Non piantiamo nessuna bandiera, anzi, ci identifichiamo con coloro che non si sentono cervelli in fuga, che non ne hanno bisogno, perchè in fondo hanno scelto liberamente di essere qui.

Perché la fotografia?

La fotografia è uno strumento di rappresentazione e di facile condivisione. E' un medium che porta con se centinaia di informazioni sulla persona, il luogo e le loro interazioni. Ma la cosa più importante è la sua capacità di sintesi senza creare uno stereotipo.

Le informazioni che porta la fotografia sono implicite, si rivolgono direttamente all'inconscio, al vissuto. Le foto ci parlano, è questo il loro potere. Ci parlano di noi stessi, di coloro che abbiamo amato e addirittura di come il mondo sia cambiato, riassumendo tutto in un solo scatto.

Puoi anticiparci qualcosa dei prossimi passi?

Stiamo progettando Italian Kingdom dall'inizio dell'anno e anche se al momento ci siamo mossi all'interno della nostra sfera di competenza, pubblicando i primi ritratti meno di tre settimane fa, la risposta è stata a dir poco eccezionale.

Quello che accadrà nelle prossime settimane servirà ancora di più a “cementificare” la nostra idea di rappresentazione della community, coinvolgendo ancora di più chi ha interesse per la fotografia e chi ci segue dall'Italia. Raccontare non una ma più generazioni di Italiani che vivono a Londra richiederà il supporto e l'aiuto di altri giovani fotografi italiani, con i quali potremo raggiungere quelli che sono i nostri obiettivi.

Anche tu sei tra gli italiani a Londra. Come mai questa scelta?

Sono qua da due anni, un pò per scelta un pò per destino. Sono passato per Londra diverse volte nel corso degli anni e ho sempre avvertito un forte legame con questa città. Un pò come la leggenda della monetina lanciata nella fontana di Trevi che in qualche modo ti obbliga a ritornare a Roma. Io che sono nato e cresciuto a Roma (ma anche un pò in Germania ) sono rimasto legato alla mia prima Oyster.

Sono partito puramente per scelta, anzi siamo. Io e Gabriella (siamo una coppia di fotografi) abbiamo preso la decisione di partire insieme una volta finiti gli studi con l'idea di auto-sostenerci e trovare il nostro spazio in questa professione. Non che l'Italia ci abbia allontanato in qualche modo. E' stata più una sfida che ci siamo posti per internazionalizzarci, crescere e confrontarci con un mercato differente, globale. Uso spesso la metafora del pesciolino rosso che se spostato da un acquario più piccolo ad uno più grande prende coscienza degli spazi e cresce di conseguenza.

In un certo senso Londra è un acquario molto più grande di quanto lo fosse Roma e mi sento molto più consapevole di me stesso di quanto non lo fossi due anni fa.

Hai nostalgia dell'Italia?

Non ne sono sicuro. Mi manca la mia famiglia, casa mia. Forse nello stesso identico modo di chi cresce e prende coscienza di essere adulto e va a vivere da solo, in una nuova casa. Non sono scappato da nulla, è stata una scelta ragionata, probabilmente ho fatto uno sforzo maggiore di chi si lascia tutto indietro e parte solo con un bagaglio a mano. O forse no. In due ore ho modo di raggiungere i miei genitori e loro possono fare lo stesso, abitando a meno di venti minuti dall'aeroporto di Ciampino. Londra è però una città alienante, esageratamente dispersiva e non ci vuole molto perchè ti faccia sentire un puntino su un navigatore satellitare. Devi abituartici, soprattutto durante i primi mesi.

In bocca al lupo a Stefano e al suo staff, e a tutti gli italiani che incontreremo sulle pagine di Italian Kingdom.


Italian Kingdom