 Con una mail dall'Italia veniamo informati della
storia di Marco, fiorentino di 17 anni, ed Alma, 15 enne anglo-pakistana di Swindon, nel sud del Regno Unito. Una storia a cui manca, per ora, il lieto fine visto che da nove giorni Marco è
in un carcere a Londra dove è finito anche suo padre con l'accusa di aver tentato di rapire Alma. Marco ed Alma si sono innamorati, come spesso succede, dopo essersi conosciuti in chat. Una storia che dura da diversi mesi anche se con tutti i limiti di una storia portata avanti tra chat, Skype e messaggerie varie. Nell'estate del 2007 Alma, presa dallo sconforto per la sua difficile situazione familiare, minaccia il suicidio.
A Natale
la famiglia di Marco invita Alma e sua madre a trascorrere le vacanze in Italia ma l'invito non viene
raccolto. Marco è preoccupato perchè Alma continua a lamentare un forte disagio per la sua situazione familiare così
decide di partire per l'Inghilterra. Il 26 aprile la partenza con il padre, destinazione Swindon. Il
giorno dell'arrivo telefona a casa di Alma per chiedere di poterla vedere. La
madre risponde al telefono, sembra gentile e chiede di avere un pò di pazienza ma invece di Alma arriva la polizia. Padre e figlio vengono portati in caserma,
interrogati e quindi trasferiti in due carceri diverse con l'accusa di tentato rapimento di una minorenne. Inutile spiegare
che è tutto un equivoco. Graziella, la madre di Marco, ha scritto al consolato e alla Farnesina ma finora senza risultati. Per telefono la signora Graziella è riuscita a sentire il marito, sotto choc, dopo che l'avvocato d'ufficio gli aveva annunciato
che dovrà passare tanti anni in carcere.
I compagni di scuola di Marco, all'istituto Meucci di Firenze,
stanno organizzando una manifestazione di protesta davanti al consolato
inglese mentre da Firenze un legale italiano sta tentando di risolvere la delicata situazione. Sperando di riuscire a fare presto per portare fuori i due italiani finiti in carcere l'uno per l'amore di Alma, l'altro per l'amore di un figlio a cui non ha saputo negare il proprio appoggio per dare risposta alle richieste di aiuto di una ragazzina disperata.
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