L'Italia, anche se
dileggiata dagli inglesi per le
bizzarrie di cui è capace, è
un partner commerciale formidabile per la Gran Bretagna, storicamente attratta da tutto quello che il Belpaese riesce a partorire. Società italiane e company inglesi lo sanno ed insieme all'iniziativa di singoli imprenditori cercano di gestire e sfruttare al meglio le opportunità offerte da questa naturale ammirazione dei britannici per tutto quello che è made in Italy. Così, specialmente a Londra,
vengono
spesso organizzate iniziative come esposizioni, degustazioni, eventi fieristici e manifestazioni culturali che consentono anche ai nuovi operatori di affacciarsi in un mercato
così fertile da fare dell'Italia il quinto paese nella
graduatoria di fornitori di merci alla Gran Bretagna.
L'industria del turismo non è forse la più forte ma tira tantissimo e su tutti e due i fronti e non servono dati a dimostrarlo: basta fare due passi nel centro di Londra per rendersi conto di quanti siano i turisti italiani che visitano la città, così tanti che a volte in alcuni luoghi a sentir parlare sembra di essere in Italia; viceversa, la passione quasi maniacale degli inglesi per arte e paesaggi italiani ha sempre portato quote significative di britannici alla scoperta dei luoghi più affascinanti del paese ma sul flusso in questa direzione si potrebbe
fare ancora di più se si considera la naturale predisposizione al turismo degli inglesi: i viaggi effettuati all'estero da una popolazione di
circa 60,2 milioni
sono circa 69,5 milioni
all'anno con
preferenza per le mète europee e per di più le previsioni annunciano oltre 72 milioni di viaggi entro il 2010. I voli low cost,
che collegano la Gran Bretagna con un numero sempre maggiore di
destinazioni italiane, sono in espanzione e la propensione alla tecnologia dei britannici facilita l'accesso a pacchetti
dinamici offerti dai tour operators sul mercato virtuale. Il turismo inglese è soprattutto un turismo esigente ed individuale dove il turista si informa, sceglie e, grazie alla possibilità di prenotare
personalmente online la propria vacanza, da solo organizza e pianifica il viaggio.
Anche il mercato immobiliare trae beneficio dal marketing turistico: sono sempre di più gli inglesi che fanno seguire ad una vacanza italiana l'acquisto di un agriturismo o di un appartamento in un borgo del Chianti piuttosto che di un trullo pugliese. In Toscana, come in altre zone
d'Italia, si incontrano interi nuclei rurali rilevati da investitori inglesi per essere riconvertiti in suggestive strutture ricettive per una ricca clientela di estimatori. Se ne deduce che tutte le iniziative che mirano a promuovere l'Italia nel Regno Unito sono
da sostenere ed incrementare, facendo tesoro anche delle positive esperienze raccolte tra gli operatori che hanno presentato le proprie offerte in occasione di esposizioni ed eventi fieristici dedicati al made in italy che fin qui si sono tenuti, soprattutto a Londra.
Altrettante risorse vanno spese per sostenere l'importazione nel Regno Unito dei nostri prodotti alimentari come dei vini, approfittando del formidabile marketing naturale offerto dai tantissimi ristoratori italiani che
ogni giorno in Gran Bretagna realizzano il proprio successo proponendo le migliori specialità nostrane a cui la clientela inglese è sempre più affezionata.
A Londra ogni anno vengono organizzati alcuni eventi fieristici
dedicati al made in Italy, efficaci vetrine sulle nostre eccellenze che vedono la massiccia partecipazione del pubblico inglese ma il potenziale è ancora tutto da sfruttare tenendo presente che il made in Italy nel Regno Unito tira non solo nel turismo, nel settore immobiliare, nella gastronomia e nell'enologia ma anche nella moda e nel design, nel settore automobilistico e nell'arredamento: nel
2006 l´Italia ha esportato in Gran Bretagna articoli di moda, e cioè capi di
abbigliamento, calzature e borse, per circa 1,4 miliardi di euro. Pensando alla propensione degli inglesi al dileggio degli italiani viene così da concludere che poi, alla fine, chi dileggia... compra!