Immigrazione e integrazione in Italia: lettera al presidente Napolitano
Scritto da Quilondra.com
domenica 01 giugno 2008
Agli italiani residenti all'estero, e che seguono con attenzione le vicende italiane, fanno una certa impressione le notizie che arrivano dall'Italia soprattutto su argomenti legati all'immigrazione ed agli episodi di intolleranza, purtroppo in sensibile aumento in tutto il paese. Maria Vinci, una giovane ricercatrice italiana attualmente residente in Gran Bretagna, ha scritto una lettera-appello al Presidente della Repubblica Napolitano in cui si chiede
cosa stia diventando l'Italia, sintetizzando in maniera chiara ed efficace il pensiero e le preoccupazioni degli italiani che, all'estero, vivono e sono testimoni di esperienze di integrazione opposti alle tendenze che in Italia si vanno delineando.
Pubblichiamo questa lettera
perchè crediamo che esprima un sentimento comune alla maggior parte degli italiani all'estero che, toccando con mano
un
mondo diverso, verificano ogni giorno che un altro modo di gestire e fare parte di una società è possibile. Ma qualcuno semina
paura...
Carissimo
Presidente,
sono un'italiana residente all'estero ormai da diversi anni, ma
nonostante questo sono sempre stata attaccata alla mia cara Italia. I suoi
colori, la creatività, la vivacità, genuinità e ospitalità della nostra gente
sono tutte cose che fino a pochi giorni fa venivano decantate all'estero come
marchio dell'essere italiano e che tanto mi rendevano orgogliosa.
Come
può ben immaginare, continuo a seguire tutti i fatti di attualità, di politica,
di cronaca che riguardano il nostro Paese, e mi creda, mi rattrista dover
confessare a Lei e prima ancora a me stessa che mi vergogno dell'Italia ritratta
in questi giorni su tutte le prime pagine dei giornali nazionali e
internazionali.
Signor Presidente ma che succede? Dove è finita la
succitata "ospitalità" degli italiani? E' davvero possibile che il sentimento
più forte che emerge nella popolazione sia ormai la paura dello straniero, del
migrante, dell'immigrato?
La sicurezza è certamente un problema serio,
ma non penso che il modo giusto di risolverlo sia quello di alimentare la paura
e l'intolleranza nei confronti di persone comunitarie ed extracomunitarie.
Piuttosto penso che una più attenta politica di integrazione sociale sia la
soluzione al problema dell'Immigrazione che a mio avviso, non coincide (come il
governo vuole far credere) con il problema della Sicurezza.
Siamo in EUROPA e credo sia assurdo leggere ancora sui giornali, titoli come
"ragazza italiana violentata da un romeno". Con questo non voglio sminuire
affatto la bruttura del reato, mi auguro soltanto che la giustizia faccia il suo
corso indipendentemente da chi lo ha commesso. Quindi mi chiedo quale sia il
bisogno di sottolineare la diversa nazionalità?
Sono una ricercatrice e
il mio lavoro mi ha dato la possibilità di uscire fuori dai "nostri confini" e
mi creda non ho mai trovato tanta intolleranza come quella che sta nascendo e
che si sta alimentando negli ultimi tempi in Italia.
Adesso sono in
Inghilterra e come lei sa qui di immigrati (comunitari ed extra comunitari) ce
ne sono tanti, ma così tanti che non si può più fare una distinzione. Per farle
solo un esempio, a Pasqua ero ad Oxford e in Chiesa ho assistito ad uno
spettacolo meraviglioso: c'era tutto il mondo rappresentato in quella piccola
Chiesa Cattolica. Mi colpì e mi commosse la diversità dei colori della pelle,
dei costumi, ma al tempo stesso l'omogeneità e la coralità di tutte quelle
persone.
Mi chiedo quando in Italia sarà possibile respirare quella
stessa atmosfera di integrazione che si trova ormai nel resto d'Europa?
Signor Presidente spero tanto che Lei non permetterà al presente governo
di inasprire i rapporti tra gli italiani e gli immigrati, spero che Lei alzi la
voce davanti a ministri che giustificano e incitano alla pulizia dei campi rom,
spero che Lei faccia tutto quello che è in suo potere per rendersi portavoce
della necessità di migliorare la politica di integrazione sociale di cui
l'Italia ha oggi bisogno per confrontarsi alla pari con il resto del mondo e
d'Europa.
Fiduciosa nella sua persona e nell'importante carica
istituzionale che lei ricopre, la ringrazio per la sua attenzione e le auguro
buon lavoro.
Cordiali saluti,