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Qui Londra: Community e Forum degli italiani a LondraA Londra, soprattutto tra gli inglesi, si è sempre circondati da un clima di grande cortesia e disponibilità. Se ci si trova in difficoltà subito qualcuno si offre per darti, almeno, un'indicazione. Anche chi, per incarico istituzionale, deve come la polizia avere un piglio quanto meno deciso, lo fa in genere con modi che ad un italiano suonano insoliti. Sarà che non vi erano motivi di particolare tensione, ma è capitato a chi scrive di assistere addirittura a qualche ammanettamento avvenuto con la massima cordialità, riconoscibile nelle espressioni dei protagonisti.

Vedere che tutto si svolge (almeno così appare) con una certa compostezza un pò sorprende per il semplice motivo che un italiano non c'è abituato. Così sorprende veder rispettare le code, non sentir suonare il clackson a sproposito o inveire contro qualcuno, non veder mandare a quel paese chi ti ruba il parcheggio, anche perchè nessuno te lo viene a rubare, non vedere auto in doppia fila.... Per carità, si fa tanto per generalizzare, omettendo volutamente i difetti degli inglesi che certo non mancano ma, almeno alcune cose, vanno loro riconosciute. Non è forse vero che ci si sente un pò in imbarazzo quando si scopre che se c'è qualcuno che sta vociando, saltando la fila, mandando a quel paese qualcun altro, questo molte volte è... italiano? Così, il quesito Cosa penseranno questi inglesi degli italiani, ogni tanto inevitabilmente affiora, come talvolta affiora quando con un pò di pudore scopriamo come stampa e televisione commentano i fatti italiani. Sì, visti da qui, sono a dir poco imbarazzanti. A volte ti pongono domande che suonano un pò come giudizi e, anzichè commentare, ti chiedono: come è possibile?

"La vera terra dei barbari
non è quella che
non ha mai conosciuto l'arte,
ma quella che,
disseminata di capolavori,
non sa nè apprezzarli
nè conservarli
".

Marcel Proust

Così, leggendo il bel libro di Corrado Augias "I segreti di Londra", l'attenzione mi è stata catturata dal "Prologo denso e breve" in cui, con l'intelligenza e lo spirito che lo contraddistinguono, lo scrittore si sofferma proprio sui rapporti psicologici tra inglesi e italiani «così come risultano da annotazioni di viaggio, pregiudizi reciproci, grande e meno grande letteratura». Augias cita nel suo prologo il professor Luigi Sponza, economista veneziano docente alla University of Westminster che, in uno studio dal titolo Italian Immigrants in Nineteenth-Century Britain: Realities and Images, scrive: «On one side of the coin was "Italy", the country of beauty and culture; on the other side were the "Italians", an ingenious but corrupt untrustworthy and licentious race» (su un lato della medaglia c'era l'Italia, il paese della bellezza e della cultura; sull'altro gli italiani, razza piena di ingegno ma corrotta, inaffidabile, licenziosa). Augias, con la saggezza di sempre, fa notare l'incoerenza del pregiudizio data dal fatto che questa «razza così corrotta, inaffidabile e licenziosa fosse riuscita a creare tali testimonianze non solo di bellezza ma di una bellezza armoniosa, coerente, affabile».

Il pregiudizio viene ricostruito e analizzato da Augias e quanto emerge da questa breve ma interessante indagine quantomeno sorprende. Si, perchè il pregiudizio, che in quanto tale è (speriamo) sbagliato, ha testimonianze illustri ed affonda le radici nella storia come nella letteratura. Questo nonostante non pochi italiani, nel tempo, abbiano sintetizzato con arti e gesta le potenzialità di un popolo. Purtroppo, spesso, solo potenzialità. Il "Prologo denso e breve" rivela molti dei fatti che compongono la storia del pregiudizio e certo suggerisce qualche riflessione, almeno in chi è convinto che i popoli del mondo un pò si rosicano per non essere italiani: non è così. Certo, amano la cucina e il nostro paese, la nostra storia e le opere d'arte, la nostra moda e l'ingegno italiano... Ma, se anche il Made in Italy è un brand vincente, spesso restano allibiti per certe incapacità che nemmeno gli stessi italiani, quando le sanno vedere, sanno giustificare.